https://www.inventati.org/apm/

L’Archivio Primo Moroni nasce formalmente nel febbraio 2002, dopo un paio d’anni di affollate riunioni settimanali tra compagni della Calusca City Lights, del Centro Sociale Occupato Autogestito Cox 18 e altri gravitanti nell’area, amici di Primo, familiari.

Citiamo dallo statuto dell’Associazione, art. 1:

L’associazione si propone di proseguire l’attività di Primo Moroni e della sua Libreria Calusca dando vita a un Centro di Documentazione, il cui nucleo fondante è costituito dall’archivio dello stesso Primo Moroni.
Attenta al reale e alle sue trasformazioni, l’Associazione, che non ha fini di lucro, si prefigge di conservare, raccogliere, diffondere, promuovere e riprodurre nella maniera più ampia possibile le molteplici e variegate espressioni dei movimenti degli anni Sessanta-Settanta e quelle della stagione apertasi con gli anni Ottanta, nonché di promuovere iniziative culturali e di solidarietà sociale.

L’Archivio ha come nucleo fondante il lascito di Primo Moroni, un’ampia raccolta di materiali accumulati nell’arco di una vita di appassionata internità al movimento antagonista, dall’inizio degli anni Settanta all’anno della sua morte, 1998.

La raccolta originaria si arricchisce poi col tempo dei fondi librari di Carlo Cuomo, Nuccio Canizzaro, Sergio Spazzali e Roberto Volponi che hanno, per strade diverse ma affini, partecipato alle esperienze di emancipazione e alle lotte anticapitaliste e internazionaliste di quegli anni.

A oggi, l’intera raccolta di materiali consta approssimativamente di:

– 15.000 tra libri, opuscoli, edizioni ufficiali e informali;
– 1.500 testate di periodici;
– 150 opere, documenti, articoli dello stesso Primo Moroni;
– 69 scatole di materiale grigio.

L’Archivio ha la sua collocazione naturale all’interno del civico 18 di via Conchetta a Milano insieme con il CSOA Cox 18 e la Calusca City Lights. In quei locali nel 1992 Primo riaprì la libreria, dando vita a una nuova esperienza fatta di convivenza, commistione e scambio con i giovani dello spazio occupato che vi esprimevano nuove soggettività e forme di lotta.
La presenza dell’Archivio all’interno di Cox 18, da una parte, caratterizza fortemente le attività, le finalità e le modalità di organizzazione e interrelazione dell’Archivio stesso e, dall’altra, concorre a disegnare il poliedrico profilo del centro sociale.

L’Archivio intende salvaguardare le identità e l’autonomia politica dei soggetti che hanno prodotto i materiali conservati e delle persone che ora ci lavorano, vive secondo il principio che il “cosa” deve misurarsi con il “come”, nella convinzione che alla domanda “perché” si debba rispondere anche indicando “chi”.

A oggi non ha mai acceduto ad alcuna forma di finanziamento esterno, pubblico o privato, e basa la sua esistenza sul contributo volontario e solidale di chi ne ha cura, alternando, a seconda dei momenti e delle necessità, l’opera gratuita, l’iniziativa di autofinanziamento e anche la colletta.

Questo approccio impone la convivenza con una certa penuria di mezzi e allunga notevolmente i tempi; al contempo però permette e impone all’Archivio di vivere in un costante rapporto con l’esterno, a partire dal quartiere, e in generale con i soggetti e le realtà che esprimono oggi forme di resistenza e antagonismo al sistema dello sfruttamento.

Un esempio macroscopico e paradigmatico di questa scelta e delle sue conseguenze è quello dello sgombero dei locali di Cox 18, della Calusca City Lights e dell’Archivio Primo Moroni, avvenuto manu militari il 22 gennaio 2009, che ha dato luogo a una decisa, affettuosa, corale ed efficace risposta da parte di una grossa fetta della città, cui è seguito il rientro nei locali dopo soli 22 giorni, il 13 febbraio 2009.

L’Archivio ha un suo sito web nell’ambito dei servizi gestiti come risorsa di movimento dall’associazione Investici (http://www.inventati.org/apm) in cui vengono promosse le attività e si può avere un primo accesso a una parte, ancora limitata, dei materiali d’Archivio. La catalogazione della biblioteca viene fatta con un OPAC la cui consultazione avviene pubblicamente via Web (OCAP) raggiungibile all’indirizzo http://apm.ocap.net/ anche se è in corso di studio il passaggio ad altro software Open Source che permetterà di mettere online oltre al materiale sopra citato anche le schede di oltre quattromila ore di registrazione audio e video del centro sociale.

Attualmente risulta schedato:
– circa un terzo delle monografie (4.800 volumi);
– più della metà dei periodici (900 testate).

Non è invece ancora iniziata l’inventario dei manifesti e delle locandine (alcune centinaia), dell’abbondante letteratura grigia, dello scarso materiale fotografico, delle registrazioni audio degli interventi pubblici di Primo Moroni e del suo archivio personale di quaderni, bozze e carteggi.
Esiste di contro una bibliografia dei sui testi editi.

La consultazione dei testi è attualmente consentita presso i locali dell’Archivio il giovedì pomeriggio dalle 15 alle 20. L’orario ridotto è senz’altro un grosso limite alla fruibilità dei materiali. In caso di necessità è possibile concordare visite in altri giorni e orari, anche la mattina. Di converso, se il centro resta aperto, è possibile prolungare la consultazione e non è raro il caso di ricercatori che, provenendo da fuori Milano, si sono fermati fino a tarda sera.

Su richiesta, per chi non fosse in grado di venire personalmente, il gruppo di lavoro si fa carico (con i suoi tempi) di effettuare fotocopie o scansioni dei materiali richiesti. Le scansioni vengono poi messe online e inserite nella scheda del codice, divenendo in questo modo fruibili per chiunque e andando ad arricchire la base dati di un archivio digitale.

L’Archivio vive una situazione di affanno, nella perenne ricerca di tempo per schedare, di modalità organizzative efficaci e di risorse per produrre scansioni, fotocopie e fotografie delle opere conservate. Allo stesso tempo però questo fa sì che si sviluppino relazioni durature fondate sull’uso e la condivisione dei materiali.

Vale a questo proposito fare rapidamente due esempi.

Il primo è il progetto che ha dato vita alla mostra sulle controculture “Beat Hippy Autonomi e Punk. All’assalto del cielo”:

Una mostra sulla contestazione, sulle lotte e le utopie, le controculture e i movimenti che, a partire dagli anni ’50, hanno popolato la nostra vita. Immagini, parole e suoni per mettere in risalto la specificita’ dei movimenti e l’universalità delle idee che li hanno animati.

La mostra, curata da Giancarlo Mattia e Marco Philopat utilizzando materiali personali e dell’Archivio Moroni, è stata ospitata nei locali del centro nell’ambito di un’iniziativa che prevedeva 12 giorni di incontri, dibattiti, proiezioni e musica, organizzati dagli stessi curatori insieme con il Centro Sociale e l’Archivio.

Il secondo esempio è quello del “Free Festival delle bambine e dei bambini. Scuola bene comune”, in relazione al quale l’Archivio collabora ormai da tre anni con i comitati delle scuole del Ticinese per l’organizzazione di giornate di riflessione e proposta sui temi dell’educazione. Base documentaria di quest’attività dell’Archivio è la grossa sezione dedicata alle ricerche educative e alle sperimentazioni scolastiche degli anni Settanta, una raccolta di materiali alla cui sistemazione ha largamente contribuito Maria Luisa Tornesello, autrice de “Il sogno di una scuola” (Petite Pleisance, Pistoia, 2006) e promotrice di un fondo intitolato a Primo Moroni presso la Fondazione ISEC.

Questa presentazione riprende l’intervento tenuto alla giornata di studio “Gli Archivi fotografici della stampa militante” organizzata dalla Fondazione ISEC (Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea), il 1° dicembre 2011, presso i locali della fondazione stessa in Villa Mylius a Sesto San Giovanni.

Milano, 18 maggio 2012

il gruppo di lavoro dell’Archivio

contatti: archiviomoroni@inventati.org, cox18@inventati.org