Category Archives: Centro di documentazione contro la guerra

Le mani italiane nella guerra di Libia

05 Giugno 2019

Il centro documentazione contro la guerra: Le mani italianenella guerra di Libia

Parte Prima

Parte Seconda

Parte Terza

Il mercato delle armi e le “tecnologie della sicurezza”

13 Marzo 2019

Centro di documentazione contro la guerra presenta: Il mercato delle armi e le “tecnologie della sicurezza” con Carlo Tombola

Produzione e sviluppo del mercato delle armi. Conflitti tra gli stati. Controllare e terrorizzare per imporre al proletariato la “pace” della guerra permanente.

Parte Prima

Parte Seconda

Parte Terza

La conferenza di Palermo sulla Libia. – Continua la guerra per la spartizione dell’Africa e contro gli immigrati

28 Novembre 2018

A cura del “Centro di documentazione contro la guerra” incontro-discussione su: La conferenza di Palermo sulla Libia. – Continua la guerra per la spartizione dell’Africa e contro gli immigrati

Parte Prima

Parte Seconda

GUERRA ’14 – ’18: PER CHI, CONTRO CHI

04 Novembre 2018

GUERRA ’14 – ’18: PER CHI, CONTRO CHI

INTERVENTI DI:
ELENA RONCONI
“Il Congresso dei Morti”: Zino Zini e la Grande Guerra
STEFANO MARCHESONI
La distruzione dell’esperienza in Walter Benjamin
MARCELLO INGRAO (redazione Prospettiva Marxista)
Il volto e la maschera della Grande Guerra:
la narrazione della classe dominante
CESARE BERMANI
La condizione e lo stato d’animo del soldato
nelle trincee della Grande Guerra

Parte Prima

Parte Seconda

Parte Terza

Migrazioni e militarismo

10 Ottobre 2018

A cura del “Centro di documentazione contro la guerra”: Migrazioni e militarismo
Continuità tra Minniti e Salvini
L’intervento italiano in Libia e oltre
I contrasti tra le varie potenze in Africa
Militarismo all’estero e guerra sociale all’interno

Parte Prima

Parte Seconda

Parte Terza

GAZA. ROMPERE I MURI D’ UNA PRIGIONE A CIELO APERTO DI 365 KMQ

20 Aprile 2018

A cura del “Centro di documentazione contro la guerra”incontro-discussione su: Gaza. Rompere i muri d’una prigionea cielo aperto di 365 kmq

Parte Prima

Parte Seconda

Negli ultimi trent’anni gli oppressi palestinesi si sono sollevati in massa tre volte: nell’87-88 a Gaza e in Cisgiordania nella loro prima grande Intifada, nel settembre 2000, dopo la provocatoria passeggiata di Sharon sulla Spianata delle Moschee, nella seconda Intifada e poi una terza volta nell’ottobre 2015. Queste tre sollevazioni sono costate loro seimila morti, migliaia di prigionieri politici, decine di migliaia di feriti.
L’aspetto più rilevante della terza ondata di proteste in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e Gaza, quello più pericoloso per Israele, è il suo essere un movimento di giovani spontaneo.
Si tratta di masse di giovani che la stessa Autorità Nazionale Palestinese tiene sotto stretto controllo con il suo enorme apparato di polizia, mentre a Gaza Hamas esercita un controllo altrettanto repressivo su quanti cercano una nuova strada per la liberazione.
Gerusalemme capitale non è solo un ulteriore passo in avanti del disegno colonial-sionista: nelle intenzioni di Trump e Netanyahu dovrebbe segnare l’umiliazione definitiva per i palestinesi e le loro aspirazioni.
Ma le proteste di massa di dicembre e di questi giorni provano che Israele e i suoi sostenitori non sono onnipotenti. E chiamano alla solidarietà i lavoratori di tutto il mondo, inclusi quelli di Israele, i proletari immigrati e gli strati non sfruttatori della sua popolazione che finora, in grandissima parte, hanno creduto di far bene appoggiando i propri governi – gli stessi che ne stanno peggiorando le condizioni di vita anche per foraggiare l’assai dispendiosa macchina di morte dello Stato.
Alla fine, l’apparentemente insolubile “questione palestinese” potrà trovare la sua vera soluzione solo attraverso un processo di avvicinamento e di solidarietà tra questi due fronti, oggi molto lontani, dentro una generale sollevazione rivoluzionaria degli sfruttati di tutta l’area.

Qualche considerazione della Calusca in merito allo svolgimento
del dibattito del 20/4/2018 “Gaza. Rompere i muri d’una prigione a cielo
aperto di 365 kmq”

Venerdì 20 aprile 2018, Calusca ha organizzato un incontro-discussione su: “Gaza.
Rompere i muri d’una prigione a cielo aperto di 365 kmq”.
La serata è stata aperta da un’ampia e ben argomentata relazione introduttiva, a cura del “Centro di documentazione contro la guerra” che si riunisce in libreria da qualche mese.
Nell’esposizione, oltre a dar conto della situazione esistente a Gaza, si è sottolineato l’aspetto più rilevante della terza ondata di proteste (dal 1987-88) in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e Gaza, quello più pericoloso per Israele, relativo al suo essere anche un movimento di giovani spontaneo. Si tratta di masse di giovani che la stessa Autorità Nazionale Palestinese tiene sotto stretto controllo con il suo enorme apparato di polizia, mentre a Gaza Hamas esercita un controllo altrettanto repressivo su quanti cercano una nuova strada per la liberazione. Lo sterminio dei palestinesi lo sta facendo lo Stato della borghesia israeliana, senz’ombra di dubbio, ma – ha domandato il relatore – non è il caso di cominciare a ragionare sul fatto che forse è giunto il momento anche per il proletariato e le masse oppresse palestinesi di liberarsi dalla propria direzione borghese? Questa direzione, laica come Al Fatah o islamista come Hamas, dove ha portato?
Ancor prima che fosse conclusa l’esposizione della relazione introduttiva, alcuni dei presenti hanno incominciato a questionare aspramente – nulla di male, anzi, se fatto nel rispetto delle posizioni altrui – fino a dare presto in escandescenze e a spingersi sul piano delle offese personali. Un compagno, che ci risulta essere su posizioni politiche assai prossime a quelle dei “contestatori”, si è adoperato – e di questo suo sforzo, per quanto infruttuoso, Calusca gli è grata – affinché quella sera si ristabilisse un piano di confronto politico con il compagno che aveva fatto la relazione introduttiva e con quanti dei presenti la condividevano. La quérelle, come purtroppo si usa oggigiorno, è poi continuata via mail nella notte, il giorno dopo e il successivo ancora. Ovviamente, Calusca non ha risposto, limitandosi a pubblicare il podcast (https://cox18stream.noblogs.org/) dell’incontro, che era andato in streaming la sera stessa e a scrivere il comunicato che avete avuto fin qui la pazienza di leggere.
Calusca ha sempre dato ospitalità a gruppi che intendevano svolgervi iniziative, a prescindere dalle posizioni politiche espresse, purché interne a quello che un tempo era detto “movimento”, e ha sempre sostenuto compagni “inguaiati con la legge”, ciò rientrando fra le funzioni d’una “struttura di servizio” qual essa è sempre stata e cerca ancor oggi d’essere. Continuerà a farlo, ma non tollererà che nei suoi spazi vengano proferite offese quali è toccato di ascoltare quella sera.

Calusca
Milano 4/5/2018

Di che cosa parliamo quando parliamo di guerra: Mosul

A cura del Centro di documentazione contro la guerra relazione – discussione su:
Di che cosa parliamo quando parliamo di guerra: Mosul

MOUSUL

La battaglia di Mosul non è ancora finita – Internazionale

AMBURGO

Analisi del progetto Nato 2020 per descrivere gli “insorgenti” e i luoghi della battaglia, per nire nell’Amburgo del G20 del luglio scorso a illustrare le trasformazioni avvenute nella conduzione dell’”ordine pubblico” nelle metropoli “democratiche”.

centrodocumentazionecontrolaguerra@inventati.org

L’altra faccia del terrorismo – LA GUERRA DEI DRONI

14 Febbraio 2018

Centro di documentazione contro la guerra presenta:
L’altra faccia del terrorismo – LA GUERRA DEI DRONI

Parte Prima

Parte Seconda

Pakistan, Yemen, Somalia, Afghanistan
4721 attacchi veri cati da 7.275 a 10.586 morti
Verrà proposto il Quiz “SEI SULLA LISTA?”, per verficare se avete i requisiti per essere inseriti nella “KILL LIST”, l’elenco delle persone da uccidere, obiettivo dei droni USA.
Sarà proiettato il breve filmato “SLAUGHTERBOTS” per aiutarvi a sviluppare la vostra insonnia grazie al volo dei droni massacratori.
CONTATTI: centrodocumentazionecontrolaguerra@inventati.org

– REPRIEVE: https://act.reprieve.org.uk/page/s/deathbydata

LIBIA: FLUSSI DI GUERRA, FLUSSI MIGRATORI

17 Gennaio 2018

Centro di documentazione contro la guerra – discussione su:
LIBIA: FLUSSI DI GUERRA, FLUSSI MIGRATORI (LIBIA, FLUSSI DI GUERRA)

Parte Prima

Parte Seconda

Il nemico non è, no non è oltre la tua frontiera; il nemico non è, no non è oltre la tua trincea (Enzo Jannacci)
Terrorismo di stato, terrorismo, terrore … guerra insomma!
Un ciclo di incontri sulla guerra che è già in corso. Una guerra ne- gata e mascherata, che inchioda quote sempre più vaste dell’umanità al terrore, al razzismo, al nazionalismo, alla subordinazione alle politi- che del “proprio” capitalismo.
Una guerra che viene alimentata dalla crisi generale del capitalismo, che è una “continuazione con altri mezzi” della guerra sociale che, nelle metropoli, precarizza le condizioni di vita generando disastri so- ciali, e, nelle aree “arretrate”, blocca la riproduzione economica ge- nerando ussi migratori “biblici” di essere umani che cercano così di sfuggire alla guerra e/o alla fame.
Un ciclo di incontri che, partendo dal presupposto irrinunciabile della scelta di schierarsi innanzitutto contro il “proprio” capitalismo, non vuole semplicemente evidenziarne la barbarie, ma mettere in luce le contraddizioni che le operazioni belliche italiane in Medioriente ed in Africa producono tanto nelle aree oggetto di attacco (in Afghanistan, in Iraq, in Libia e in Niger, sul Mediterraneo..), che nel fronte interno.
Un ciclo di incontri aperti, di confronto, per contribuire a contrastare l’assuefazione e la digestione della guerra sempre più di use, per for- nire elementi di analisi, di conoscenza, di controinformazione, che fa- voriscano l’autonomia di classe e aiutino a non schierarsi con questo o quello dei contendenti delle guerre in corso, primattore o comparsa che sia.
Il capitalismo dei nostri giorni, attraverso una crisi strutturale, produ- ce sempre più l’insorgere di con itti locali tramite milizie ed eserciti di volta in volta sostenuti dai governi occidentali coalizzati o tra loro con iggenti.
Conoscere per capire col ne di non rendergliela tanto semplice.