Category Archives: Centro di documentazione contro la guerra

Di che cosa parliamo quando parliamo di guerra: Mosul

A cura del Centro di documentazione contro la guerra relazione – discussione su:
Di che cosa parliamo quando parliamo di guerra: Mosul

MOUSUL

La battaglia di Mosul non è ancora finita – Internazionale

AMBURGO

Analisi del progetto Nato 2020 per descrivere gli “insorgenti” e i luoghi della battaglia, per nire nell’Amburgo del G20 del luglio scorso a illustrare le trasformazioni avvenute nella conduzione dell’”ordine pubblico” nelle metropoli “democratiche”.

centrodocumentazionecontrolaguerra@inventati.org

L’altra faccia del terrorismo – LA GUERRA DEI DRONI

14 Febbraio 2018

Centro di documentazione contro la guerra presenta:
L’altra faccia del terrorismo – LA GUERRA DEI DRONI

Parte Prima

Parte Seconda

Pakistan, Yemen, Somalia, Afghanistan
4721 attacchi veri cati da 7.275 a 10.586 morti
Verrà proposto il Quiz “SEI SULLA LISTA?”, per verficare se avete i requisiti per essere inseriti nella “KILL LIST”, l’elenco delle persone da uccidere, obiettivo dei droni USA.
Sarà proiettato il breve filmato “SLAUGHTERBOTS” per aiutarvi a sviluppare la vostra insonnia grazie al volo dei droni massacratori.
CONTATTI: centrodocumentazionecontrolaguerra@inventati.org

– REPRIEVE: https://act.reprieve.org.uk/page/s/deathbydata

LIBIA: FLUSSI DI GUERRA, FLUSSI MIGRATORI

17 Gennaio 2018

Centro di documentazione contro la guerra – discussione su:
LIBIA: FLUSSI DI GUERRA, FLUSSI MIGRATORI (LIBIA, FLUSSI DI GUERRA)

Parte Prima

Parte Seconda

Il nemico non è, no non è oltre la tua frontiera; il nemico non è, no non è oltre la tua trincea (Enzo Jannacci)
Terrorismo di stato, terrorismo, terrore … guerra insomma!
Un ciclo di incontri sulla guerra che è già in corso. Una guerra ne- gata e mascherata, che inchioda quote sempre più vaste dell’umanità al terrore, al razzismo, al nazionalismo, alla subordinazione alle politi- che del “proprio” capitalismo.
Una guerra che viene alimentata dalla crisi generale del capitalismo, che è una “continuazione con altri mezzi” della guerra sociale che, nelle metropoli, precarizza le condizioni di vita generando disastri so- ciali, e, nelle aree “arretrate”, blocca la riproduzione economica ge- nerando ussi migratori “biblici” di essere umani che cercano così di sfuggire alla guerra e/o alla fame.
Un ciclo di incontri che, partendo dal presupposto irrinunciabile della scelta di schierarsi innanzitutto contro il “proprio” capitalismo, non vuole semplicemente evidenziarne la barbarie, ma mettere in luce le contraddizioni che le operazioni belliche italiane in Medioriente ed in Africa producono tanto nelle aree oggetto di attacco (in Afghanistan, in Iraq, in Libia e in Niger, sul Mediterraneo..), che nel fronte interno.
Un ciclo di incontri aperti, di confronto, per contribuire a contrastare l’assuefazione e la digestione della guerra sempre più di use, per for- nire elementi di analisi, di conoscenza, di controinformazione, che fa- voriscano l’autonomia di classe e aiutino a non schierarsi con questo o quello dei contendenti delle guerre in corso, primattore o comparsa che sia.
Il capitalismo dei nostri giorni, attraverso una crisi strutturale, produ- ce sempre più l’insorgere di con itti locali tramite milizie ed eserciti di volta in volta sostenuti dai governi occidentali coalizzati o tra loro con iggenti.
Conoscere per capire col ne di non rendergliela tanto semplice.

Per dare vita ad un Centro di documentazione contro la guerra

13 Aprile 2017

Per dare vita ad un Centro di documentazione contro la guerra

Parte Prima

Parte Seconda

Parte Terza

Siamo in guerra da tempo. Dalla fine della seconda guerra mondiale nel 1945, che con le bombe atomiche USA sganciate su Hiroshima e Nagasaki ha visto il più grande e tragico atto di terrorismo fin qui conosciuto nella storia umana, le guerre, seppur combattu- te nelle “periferie” del pianeta, principalmente in Asia e in Africa, si sono susseguite senza interruzione.
In tutti i conflitti oggi in corso l’intervento dei capitalismi occidentali e/o russo è una costante, tanto nelle forme di coinvolgimento diretto nei combattimenti e nei bombar- damenti, che seguono le operazioni coperte, di intelligence, di addestramento e di supporto logistico.
Dal 2007 il capitalismo è entrato in una crisi generale e internazionale che sta modificando gli equilibri e le gerarchie tra gli stati. La competizione economico-finanziaria, la ricerca di profitti, la lotta per il controllo delle materie prime, prospettano un teatro belli- co senza confini e senza limiti, che tende a rendere permanente la guerra, ad allargarla fino ad interessare aree sempre più vaste del pianeta.
Due terrorismi contrapposti, ma complementari, oggi si fronteggiamo a scala planetaria, quello di stato occidentale e russo, da un lato, quello del cosiddetto “islamismo radicale” (tipo Al Khaida e Isis) dall’altro. Se le popolazioni dell’Asia e dell’Africa hanno pesantemente pagato con morti e distruzioni su larga scala la “guerra infinita al terrorismo” condotta dai “nostri” eserciti, con il 2001, dopo l’attentato alle Twin Towers di New York, il terrore serpeggia anche nelle nostre metropoli.
L’Italia è in guerra a pieno titolo, fa parte del pugno di nazioni che vendono armi a paesi in guerra e che spediscono soldati per il pianeta, occultando la reale natura della parte- cipazione alle imprese belliche, definendole “missioni internazionali”, “peace keeping”, …
Il 31/12/2016 è entrata in vigore la legge quadro sulle missioni militari all’estero (145/2016) che, di fatto, cancella ogni residua considerazione sull’incostituzionalità dell’uso dell’esercito in operazioni belliche internazionali, rafforza l’autonomia del governo nel deci- dere gli interventi militari, assicura preventivamente i fondi per queste missioni.
La spesa militare italiana nel 2016 è cresciuta del 10,63%, pari all’1,11% del PIL, per un totale di 23,4 miliardi all’anno, 64 milioni di euro al giorno, quasi 8.000 militari sono impegnati in missioni all’estero.

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