Quello che Facciamo è Segreto 2018 è la terza edizione del festival di Cox18 dedicata al gigante GG, Tecnico del Tuono e cyber-entità amante di territori liberi, volumi alti e burro d’arachidi. Tra gli ospiti di quest’anno vi saranno Davide Toffolo e il suo Istituto Italiano di Cumbia, la reunion delle leggende industrial Sigillum S, il live dub di Paolo Baldini, gli anomali punk Cibo, la chitarra di Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), la presentazione della ristampa di Tutti Pazzi 7″ dei Negazione con Barox, gli Alosi di Alessandro Alosi (Pan del Diavolo), lo spettaolo di Walter Leonardi & Flavio Pirini, il missisippi di Diego Deadman Potron, il teatro “Rus de Cavei” di Moreno Agnella, lo psy rock dei Matra, l’unplugged di Steo Locatelli, la voce di In The Howling Storm e le selezioni MP3 di HC Avocado.
Oltre a possibili ospiti segreti, come tutto quello che facciamo.
Sorto dall’incontro tra La Morte (flauto) e Lo Spazio (chitarra), La Morte Viene Dallo Spazio è un open ensamble che ha raggiunto la sua forma attuale attraverso l’unione con le due figure femminili (basso e synth/moog). Ispirato ai film sci-fi italiani e alle colonne sonore, passando attraverso lo space rock, le loro atmosfere rituali creano un effetto vibrante e ipnotico che si muove verso la dark ambient e la musica cosmica. http://www.lamortevienedallospazio.com/ https://www.facebook.com/lamortevienedallospazio/
Gli ARTO nascono a Bologna agli inizi del 2017 dall’incontro di quattro fra le menti più prolifiche ed eclettiche del panorama musicale italico: Luca Cavina, bassista degli ZEUS! e dei Calibro 35; Bruno Germano, produttore dell’acclamato “Die” di IOSONOUNCANE, nonché uomo dietro alle macchine del Vacuum Studio di Bologna, luogo da cui è passato a registrare mezzo underground italiano (Zu, Massimo Volume, Julie’s Haircut, In Zaire, Fuzz Orchestra, Ornaments, La Quiete, Settlefish); Cristian Naldi, chitarrista di Ronin e Fulkanelli; Simone Cavina, batterista di IOSONOUNCANE, Junkfood e Comaneci.
Il risultato è una musica strumentale molto evocativa e dall’attitudine ibrida: come se il Glenn Branca più rumoroso ed abrasivo si fondesse con la maestosità di Arvo Part.
L’1 marzo 2018 è stata pubblicata la loro prima creatura discografica, ”FANTASMA”. Questa oscura soundtrack per ensemble elettrificato si articola in otto tracce spettrali ed apocalittiche.
Negli ultimi trent’anni gli oppressi palestinesi si sono sollevati in massa tre volte: nell’87-88 a Gaza e in Cisgiordania nella loro prima grande Intifada, nel settembre 2000, dopo la provocatoria passeggiata di Sharon sulla Spianata delle Moschee, nella seconda Intifada e poi una terza volta nell’ottobre 2015. Queste tre sollevazioni sono costate loro seimila morti, migliaia di prigionieri politici, decine di migliaia di feriti.
L’aspetto più rilevante della terza ondata di proteste in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e Gaza, quello più pericoloso per Israele, è il suo essere un movimento di giovani spontaneo.
Si tratta di masse di giovani che la stessa Autorità Nazionale Palestinese tiene sotto stretto controllo con il suo enorme apparato di polizia, mentre a Gaza Hamas esercita un controllo altrettanto repressivo su quanti cercano una nuova strada per la liberazione.
Gerusalemme capitale non è solo un ulteriore passo in avanti del disegno colonial-sionista: nelle intenzioni di Trump e Netanyahu dovrebbe segnare l’umiliazione definitiva per i palestinesi e le loro aspirazioni.
Ma le proteste di massa di dicembre e di questi giorni provano che Israele e i suoi sostenitori non sono onnipotenti. E chiamano alla solidarietà i lavoratori di tutto il mondo, inclusi quelli di Israele, i proletari immigrati e gli strati non sfruttatori della sua popolazione che finora, in grandissima parte, hanno creduto di far bene appoggiando i propri governi – gli stessi che ne stanno peggiorando le condizioni di vita anche per foraggiare l’assai dispendiosa macchina di morte dello Stato.
Alla fine, l’apparentemente insolubile “questione palestinese” potrà trovare la sua vera soluzione solo attraverso un processo di avvicinamento e di solidarietà tra questi due fronti, oggi molto lontani, dentro una generale sollevazione rivoluzionaria degli sfruttati di tutta l’area.
Qualche considerazione della Calusca in merito allo svolgimento del dibattito del 20/4/2018 “Gaza. Rompere i muri d’una prigione a cielo aperto di 365 kmq”
Venerdì 20 aprile 2018, Calusca ha organizzato un incontro-discussione su: “Gaza.
Rompere i muri d’una prigione a cielo aperto di 365 kmq”.
La serata è stata aperta da un’ampia e ben argomentata relazione introduttiva, a cura del “Centro di documentazione contro la guerra” che si riunisce in libreria da qualche mese.
Nell’esposizione, oltre a dar conto della situazione esistente a Gaza, si è sottolineato l’aspetto più rilevante della terza ondata di proteste (dal 1987-88) in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e Gaza, quello più pericoloso per Israele, relativo al suo essere anche un movimento di giovani spontaneo. Si tratta di masse di giovani che la stessa Autorità Nazionale Palestinese tiene sotto stretto controllo con il suo enorme apparato di polizia, mentre a Gaza Hamas esercita un controllo altrettanto repressivo su quanti cercano una nuova strada per la liberazione. Lo sterminio dei palestinesi lo sta facendo lo Stato della borghesia israeliana, senz’ombra di dubbio, ma – ha domandato il relatore – non è il caso di cominciare a ragionare sul fatto che forse è giunto il momento anche per il proletariato e le masse oppresse palestinesi di liberarsi dalla propria direzione borghese? Questa direzione, laica come Al Fatah o islamista come Hamas, dove ha portato?
Ancor prima che fosse conclusa l’esposizione della relazione introduttiva, alcuni dei presenti hanno incominciato a questionare aspramente – nulla di male, anzi, se fatto nel rispetto delle posizioni altrui – fino a dare presto in escandescenze e a spingersi sul piano delle offese personali. Un compagno, che ci risulta essere su posizioni politiche assai prossime a quelle dei “contestatori”, si è adoperato – e di questo suo sforzo, per quanto infruttuoso, Calusca gli è grata – affinché quella sera si ristabilisse un piano di confronto politico con il compagno che aveva fatto la relazione introduttiva e con quanti dei presenti la condividevano. La quérelle, come purtroppo si usa oggigiorno, è poi continuata via mail nella notte, il giorno dopo e il successivo ancora. Ovviamente, Calusca non ha risposto, limitandosi a pubblicare il podcast (https://cox18stream.noblogs.org/) dell’incontro, che era andato in streaming la sera stessa e a scrivere il comunicato che avete avuto fin qui la pazienza di leggere.
Calusca ha sempre dato ospitalità a gruppi che intendevano svolgervi iniziative, a prescindere dalle posizioni politiche espresse, purché interne a quello che un tempo era detto “movimento”, e ha sempre sostenuto compagni “inguaiati con la legge”, ciò rientrando fra le funzioni d’una “struttura di servizio” qual essa è sempre stata e cerca ancor oggi d’essere. Continuerà a farlo, ma non tollererà che nei suoi spazi vengano proferite offese quali è toccato di ascoltare quella sera.