Sorto dall’incontro tra La Morte (flauto) e Lo Spazio (chitarra), La Morte Viene Dallo Spazio è un open ensamble che ha raggiunto la sua forma attuale attraverso l’unione con le due figure femminili (basso e synth/moog). Ispirato ai film sci-fi italiani e alle colonne sonore, passando attraverso lo space rock, le loro atmosfere rituali creano un effetto vibrante e ipnotico che si muove verso la dark ambient e la musica cosmica. http://www.lamortevienedallospazio.com/ https://www.facebook.com/lamortevienedallospazio/
Negli ultimi trent’anni gli oppressi palestinesi si sono sollevati in massa tre volte: nell’87-88 a Gaza e in Cisgiordania nella loro prima grande Intifada, nel settembre 2000, dopo la provocatoria passeggiata di Sharon sulla Spianata delle Moschee, nella seconda Intifada e poi una terza volta nell’ottobre 2015. Queste tre sollevazioni sono costate loro seimila morti, migliaia di prigionieri politici, decine di migliaia di feriti.
L’aspetto più rilevante della terza ondata di proteste in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e Gaza, quello più pericoloso per Israele, è il suo essere un movimento di giovani spontaneo.
Si tratta di masse di giovani che la stessa Autorità Nazionale Palestinese tiene sotto stretto controllo con il suo enorme apparato di polizia, mentre a Gaza Hamas esercita un controllo altrettanto repressivo su quanti cercano una nuova strada per la liberazione.
Gerusalemme capitale non è solo un ulteriore passo in avanti del disegno colonial-sionista: nelle intenzioni di Trump e Netanyahu dovrebbe segnare l’umiliazione definitiva per i palestinesi e le loro aspirazioni.
Ma le proteste di massa di dicembre e di questi giorni provano che Israele e i suoi sostenitori non sono onnipotenti. E chiamano alla solidarietà i lavoratori di tutto il mondo, inclusi quelli di Israele, i proletari immigrati e gli strati non sfruttatori della sua popolazione che finora, in grandissima parte, hanno creduto di far bene appoggiando i propri governi – gli stessi che ne stanno peggiorando le condizioni di vita anche per foraggiare l’assai dispendiosa macchina di morte dello Stato.
Alla fine, l’apparentemente insolubile “questione palestinese” potrà trovare la sua vera soluzione solo attraverso un processo di avvicinamento e di solidarietà tra questi due fronti, oggi molto lontani, dentro una generale sollevazione rivoluzionaria degli sfruttati di tutta l’area.
Qualche considerazione della Calusca in merito allo svolgimento del dibattito del 20/4/2018 “Gaza. Rompere i muri d’una prigione a cielo aperto di 365 kmq”
Venerdì 20 aprile 2018, Calusca ha organizzato un incontro-discussione su: “Gaza.
Rompere i muri d’una prigione a cielo aperto di 365 kmq”.
La serata è stata aperta da un’ampia e ben argomentata relazione introduttiva, a cura del “Centro di documentazione contro la guerra” che si riunisce in libreria da qualche mese.
Nell’esposizione, oltre a dar conto della situazione esistente a Gaza, si è sottolineato l’aspetto più rilevante della terza ondata di proteste (dal 1987-88) in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e Gaza, quello più pericoloso per Israele, relativo al suo essere anche un movimento di giovani spontaneo. Si tratta di masse di giovani che la stessa Autorità Nazionale Palestinese tiene sotto stretto controllo con il suo enorme apparato di polizia, mentre a Gaza Hamas esercita un controllo altrettanto repressivo su quanti cercano una nuova strada per la liberazione. Lo sterminio dei palestinesi lo sta facendo lo Stato della borghesia israeliana, senz’ombra di dubbio, ma – ha domandato il relatore – non è il caso di cominciare a ragionare sul fatto che forse è giunto il momento anche per il proletariato e le masse oppresse palestinesi di liberarsi dalla propria direzione borghese? Questa direzione, laica come Al Fatah o islamista come Hamas, dove ha portato?
Ancor prima che fosse conclusa l’esposizione della relazione introduttiva, alcuni dei presenti hanno incominciato a questionare aspramente – nulla di male, anzi, se fatto nel rispetto delle posizioni altrui – fino a dare presto in escandescenze e a spingersi sul piano delle offese personali. Un compagno, che ci risulta essere su posizioni politiche assai prossime a quelle dei “contestatori”, si è adoperato – e di questo suo sforzo, per quanto infruttuoso, Calusca gli è grata – affinché quella sera si ristabilisse un piano di confronto politico con il compagno che aveva fatto la relazione introduttiva e con quanti dei presenti la condividevano. La quérelle, come purtroppo si usa oggigiorno, è poi continuata via mail nella notte, il giorno dopo e il successivo ancora. Ovviamente, Calusca non ha risposto, limitandosi a pubblicare il podcast (https://cox18stream.noblogs.org/) dell’incontro, che era andato in streaming la sera stessa e a scrivere il comunicato che avete avuto fin qui la pazienza di leggere.
Calusca ha sempre dato ospitalità a gruppi che intendevano svolgervi iniziative, a prescindere dalle posizioni politiche espresse, purché interne a quello che un tempo era detto “movimento”, e ha sempre sostenuto compagni “inguaiati con la legge”, ciò rientrando fra le funzioni d’una “struttura di servizio” qual essa è sempre stata e cerca ancor oggi d’essere. Continuerà a farlo, ma non tollererà che nei suoi spazi vengano proferite offese quali è toccato di ascoltare quella sera.
Primo aveva attraversato con singolare intelligenza e sensibilità gli anni intensi di lotte, insubordinazioni e rivolte, quel vasto processo sociale ch’egli chiamò, nel titolo di un suo giustamente famoso libro, “L’orda d’oro”.
Antropologo della città, libraio del movimento, crocevia delle più varie anime della rivolta, scientifico ballerino della vita, ha saputo unire diversità e percorsi singolari senza mai dimenticare l’obiettivo di un mondo che fosse per tutti migliore, costantemente impegnato in un’attività intesa a socializzare saperi senza fondare poteri.
Nel 1992 Primo riapre la libreria Calusca all’interno del Centro Sociale Cox18, in via Conchetta 18 a Milano, a riprova della sua disponibilità a confrontarsi con culture e contro-culture anche generazionalmente distanti dalla sua. Di questa scelta disse ho pensato che riaprire la libreria in un luogo giuridicamente insicuro come un Centro Sociale occupato e autogestito, fosse una risposta simbolica e soggettiva al razzismo politico e amministrativo del Comune, o, aggiungiamo noi ora, di qualsiasi altra istituzione nazionale, nei confronti di questi luoghi. I centri sociali sono malvisti? Allora io mi metto in quei luoghi, spendo la mia persona e il mio progetto proprio in questi luoghi e mentre faccio questo creo o voglio creare, un luogo di produzione e di ricerca culturale.
Da allora Primo ha partecipato attivamente all’assemblea di gestione del centro di cui si è preso cura insieme con noi, che con lui ci siamo confrontati, abbiamo discusso, ci siamo scambiati conoscenza, pratiche e memoria.
Lo ricorderemo con una bicchierata, qualche stuzzichino, due parole e un po’ di musica al CSOA Cox18
PRIMO MORONI
Il 30 marzo di venti anni fa moriva Primo Moroni: militante rivoluzionario, intellettuale, instancabile e visionario organizzatore della cultura indipendente, fondatore della libreria Calusca di Milano. Alla sua figura è legata la memoria del lungo Sessantotto italiano così come i germi dell’immaginazione politica dei movimenti del nostro presente.
Il 7 aprile DINAMOpress dedicherà uno speciale alla sua esperienza politica e al suo pensiero
Ecco Alias su Primo Moroni una settimana fa. Il grande intellettuale visionario di cui tutti gli autonomi milanesi e d’italia sono debitori, a vent’anni dalla sua prematura morte.
I Menace sono la migliore band punk in Inghilterra oggi!>> scrisse con entusiasmato Sniffing Glue all’epoca. I Menace, sono una delle migliori band nate dall’ondata esplosa fuori dalla scena londinese nell’estate del ’77, e incarnano tutto lo spirito di quell’incredibile anno. Han suonato a tutti i principali concerti punk come quelli del Roxy, dell’Hope & Anchor e del Vortex, così parteciparono anche ai grandi festival come il Rock Against Racism, suonarono spesso di supporto agli Sham 69 costruendo un grande seguito.
Erano puri punk!
Inizialmente firmarono con Illegal Records, il loro primo singolo in classifica fu “Screwed Up / Insane Society”.
Tuttavia, il loro secondo singolo “GLC” fu molto più controverso. È stato un superbo sfogo contro l’allora Grande Consiglio londinese dei Tory, che ha cercato di vietare i concerti punk nella capitale. Una canzone tosta che non faceva prigionieri, ‘sei pieno di merda!’ urlava ed il pezzo fu prontamente bandito dalla maggioranza delle stazioni radio. Seguirono altri tre singoli, ma a questo punto, nel 1979, si stavano creando problemi. La partecipazione fascista ai concerti di Sham 69, una stampa ostile nata dall’ignoranza, portò infine i Menace a tirarsi fuori per un po’.
In occasione del 30° anniversario dalla morte di Primo Levi, una famosa casa editrice decide di distribuire “gratuitamente” un suo libro in formato ebook: La bella addormentata nel frigo. Accedere al libro prevede però l’iscrizione ad uno “store”, un sistema di vendita online, con identificazione attraverso dati anagrafici e carta di credito. Il libro inoltre contiene DRM (Digital Restriction Management) che ne impediscono il prestito e la copia. La tecnica, che avrebbe permesso di liberare il libro, qui invece lo vincola con delle catene digitali.
Vediamo una serie di contraddizioni e ipocrisie sulle quali si gioca la partita delle libertà e dei diritti personali e un parallelo tra la schiavitù volontaria della Bella nel frigo, protagonista del racconto e quella dei lettori che decidono di accettare gli schiavettoni DRM per leggerlo. Inoltre troviamo brutto chiudere a chiave un libro scritto da qualcuno che aveva un codice tatuato a forza sul braccio.
Ci siamo chiesti: “Se questo è gratis“.
A Milano presso l’hacklab Unit, nell’anno 2017, il GLEP, Gruppo di Liberazione EPub, decide di rompere i DRM e forzare il sistema di distribuzione iTunes di Apple che Einaudi ha scelto per la pubblicazione digitale del libro di Primo Levi: La bella addormentata nel frigo.
Abbiamo lasciato istruzioni su come replicare l’operazione di liberazione del libro, una serie di spunti di riflessione e l’eBook stesso, questa volta davvero liberamente scaricabile. www.autistici.org/glep
IN UNA FOTO
Di Giuseppe Baresi (fotografie di Uliano Lucas, regia G. Baresi e Simonetta Fadda), Italia,
2009, 65’
“In una foto” è il risultato di una caccia al tesoro appassionante, incontro dopo incontro con
i protagonisti, sulle tracce di persone, storie, atmosfere che ci trasportano nella Milano
degli anni Sessanta, allora centro dell’arte contemporanea internazionale, alla scoperta di
un quartiere dove il “miracolo economico” portava la gente al bar a giocare a carte o “fare
flanella” (cioè passare il tempo) tutti insieme, artisti, artigiani, studenti e perdigiorno,
condividendo la curiosità e il desiderio di conoscere e intervenire sul mondo.
Proiezione: MALAMILANO di Anna Gorio e Tonino Curagi Ciné-Tracts: appunti per pensare Primo Moroni
In occasione del ventennale dalla scomparsa dell’intellettuale e libraio milanese, COX 18, Calusca City Lights e Archivio Primo Moroni presentano una rassegna di quattro film accompagnati da parole & letture varie per pensare/ripensare/ricordare o scoprire Moroni e la sua Milano.
Letture di Bruno Brancher, Danilo Montaldi e Anna Maria Ortese
Seguirà dibattito/chiacchiere alla presenza dei registi Anna Gorio e Tonino Curagi
MALAMILANO – dalla liggera alla criminalità organizzata
Di Anna Gorio e Tonino Curagi
Italia, 1997, 57’
Lo sfondo di una Milano oggi irriconoscibile ci accompagna in un percorso a ritroso nel tempo in compagnia di due intellettuali e scrittori: Primo Moroni e Bruno Brancher, testimone il primo, protagonista il secondo, degli anni “eroici” della ligera (o leggera come usa il Montaldi), quella malavita romantica e popolare cantata da Jannacci e Della Mea, nata e cresciuta nella difficile Milano del dopoguerra. Un tipo di criminalità, la leggera, con dei codici e valori precisi che non agiva con violenza né tanto meno con armi, estemporanea e di sussistenza, nata e cresciuta nei quartieri popolari come tentativo di sfuggire al destino, spesso inevitabile, della disciplina di fabbrica. Angoli e scorci apparentemente anonimi svelano i segreti di una Milano di strada, malandrina e proletaria, vissuta alla giornata tra i cortili e le case a ringhiera e oggi abbassata a cartolina d’altri tempi, luogo pittoresco dove si vendono vino e panini senza amore e senza memoria.
BUSHI
Il progetto BUSHI nasce da un’idea di Alessandro Vagnoni, responsabile delle musiche, dei testi e del concept grafico-lirico di questo omonimo “debut album”. “Bushi” è uscito l’8 settembre 2017 su Dischi Bervisti.
BUSHI è un trio composto da polistrumentisti, molto attivi nella scena musicale italiana: Alessandro “Urmuz” Vagnoni (BOLOGNA VIOLENTA, ex-INFERNAL POETRY, ex-DARK LUNACY), Davide Scode (ex-KINGFISCHER) e Fabrizio Baioni (DRUNKEN BUTTERFLY, SPIRALE, CIRRO).
Il disco è stato prodotto, registrato, mixato in Italia da Alessandro Vagnoni presso il Plaster Recording Studio e masterizzato da Enrico Tiberi presso il Lullaby Studio di Berlino. L’immaginario iconografico e lirico di BUSHI si ispira all’epopea dei Samurai, caratterizzato dalla contraddizione tra fierezza e disonore, raffinatezza e crudeltà, prestigio e decadenza. I testi sono brevi componimenti in versi (haiku, metro tipico della poesia giapponese), ognuno dei quali ispirato dai precetti delle scuole militari e filosofiche di tali nobili guerrieri. https://www.facebook.com/BushiOfficial/ https://bushiofficial.bandcamp.com/
LLEROY
Power trio mud-core trapiantato a Bologna dal centro Italia, devoto allo psycho-vandalismo ed a qualunque forma di misticismo confusionale: muri distorti, batterie pestate, semplicità istintiva e cruda. https://www.facebook.com/LLEROY999/ https://lleroy999.bandcamp.com/
SHO is an instrumental core band born in 2015 in Cascina Broggio (ITALY): Luca Sabatini (bass) | Dario Magri (drums) | Francesco Viero (guitar).
Autumn 2016: NATURE GIVES YOU BEER AND WINE (first album) out, produced in cooperation with Professional Punkers.
2016/2017: live shows in Italy with bands such as Storm{o} | Selvə | CRTVTR | Captain Mantell | Main Line 10 | The Glad Husbands | Slander | DiscoMostro.
MILANO: POST-HC INTERNAZIONALE(n.1173 anno 23):
“Un album “ipermercato del pesante” ,ci vuole allenamento,sprezzo del Decibel e forse anche qualche predisposizione masochista per riuscire ad apprezzare le sfumature..”
TUTTO ROCK:
“Dal punto di vista musicale il disco è sgraziato e perfino disturbante con i suoi suoni angosciosi e dirompenti….”
SYSTEM FAILURE:
“Con Merkel Market non ci si annoia, questo è sicuro….”
ROCK REBEL MAGAZINE:
“17 tracce che ti trasportano in un angosciante viaggio attraverso le corsie di un “market” pieno della violenza e della miseria del comportamento umano…”
INDIEPERCUI:
“una band che sa parlare, attraverso un post hardcore d’annata, delle esigenze di intere generazioni…”
LIVE MUSIC:
“I Merkel Market ci portano in questo album all’interno di una visione distopica e alienante del vivere quotidiano. E’ come essere in un “market” degli incubi…”
INDIE ZONE:
“Ci si trova di fronte a una sorta di all-star band della musica pesante, promozione a pieni voti per i Merkel Market!..”
MUSICA INTORNO:
“un vero e proprio pugno in faccia all’ascoltatore rock contemporaneo….”
TRAKS:
“Il disco è rovente al punto giusto e convince per impianto e risultato complessivo..”